STRAGE IN FLORIDA: SIAMO SICURI CHE LA COLPA SIA DELLE ARMI E NON DEI SOCIAL?

Prendetevela con Facebook, con Twitter, con Instagram non con le armi. Prendetevela con la stupidità dei social, con la follia dei social, con l’ossessione dei social: fucili o pistole c’entrano poco o nulla con il ripetersi di stragi.

Forse è difficile da capire, ma non è così difficile da spiegare. Non sono né possono essere le armi a produrre dementi o disturbati o frustrati. Perchè le armi non posono provocare stragi se sono in casa, in una vetrina, nel sottoscala, nel cassetto. Non decidono di andare a colpire innocenti ragazzi, le armi.

Per commettere una strage, per pianificarla, ci vuole o una affiliazione terroristica o una mente malata. Dicono: ma la facilità di avere, trovare o comprare un’arma è un bell’incentivo. Può darsi. Ma, per caso, a qualcuno risultano stragi nelle scuole o nelle piazze delle località più malfamate del vecchio West da parte di qualche folle? Nossignori.

Epppure altroché se di armi in casa ce n’erano e i criminali alla Jesse James altroché se affascinavano le popolazioni locali. Così come non si è mai letto o saputo di stragi perpretate da malati di mente nelle scuole o nelle piazze delle città delle antiche civiltà guerriere. Perchè per l’appunto non è l’arma in se a fare il danno, ma la persona.

E se questo non accadeva prima quando la società aveva in se i germi della violenza più cruda e accade adesso quando siamo bombardati dal messaggio di pace e tolleranza, una domanda sul ruolo (devastante?) dei social ce la vogliamo porre, o no? Il 19enne Nikolas Cruzche ha compiuto quest’ennesima strage di studenti in un campus di Parkland, ricca cittadina della Florida, aveva il suo profilo FacebookInstagramTwitter, eccetera eccetera? L’aveva, eccome.

E infatti dalle foto che la polizia ha mostrato si gingillava con armi da taglio e da sparo. Postava, come si dice oggi, sul suo profilo ciò per cui voleva esser conosciuto, magari ammirato, sicuramente temuto. Un giovane con chiari problemi di socialità e ancor più chiari problemi psichici.

Ebbene, senza quella “necessità” di dover dimostrare a tutti i suoi “contatti” di essere duro, spietato, deciso e quant’altro, senza quella maniacale esibizione fotografica di armamenti e di cattiveria, avrebbe deciso di agire comunque?

Avrebbe comunque programmato la strage se la sua mente malata non avesse pensato di dover dimostrare a chi, magari, sul social lo sfotteva o lo sbeffeggiava di essere davvero spietato, di essere un vero duro? Poniamocela questa domanda invece di appecoronarci sul già detto, sul già visto e sul già sentito: c’entrano qualcosa i social con questa esplosione di violenza incontrollata e imprevedibile? Su, pensiamoci.

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