ROMA: TOH, IL 40% DEGLI ALLOGGI “LIBERATI” DAL COMUNE VA AGLI STRANIERI

“L’era di scroccopoli è finita”. Ipse dixit Virginia Raggi dando il via all’operazione case popolari, una vera e propria crociata amministrativa contro il malandazzo delle occupazioni abusive degli alloggi del Comune di Roma “per assegnarli a chi ha diritto e attende una casa da anni”.

Una grandissima campagna mediatica che avrebbe dovuto fluidificare la lunga lista d’attesa dove giacciono, impantanati da più lustri, i nominativi di chi è idoneo a ottenere l’alloggio. Un esercito di persone in attesa che, all’inizio di luglio, contava 10.500 famiglie. Seppur con il contagocce, iniziano a vedersi i primi risultati e come in altre città italiane rischiano di far discutere.

Rinfocolando i malumori e le tensioni sociali che hanno messo in agitazione le periferie della Capitale. Basta scorrere gli elenchi e nomi degli aventi titolo: Mohammed, Fathia, Banday Alì, Kabir, Abdel, Moustafà, Vadim, Fatou, Maryam e via dicendo.

Sono ventidue in tutto gli stranieri che figurano nella lista dei nuovi inquilini a cui andranno gli immobili sottratti all’abusivismo, alle cessioni illegali ed ai parenti degli assegnatari deceduti, che si tramandano il bene come fosse un diritto acquisito.

Dei cinquantacinque alloggi che l’amministrazione grillina ha sbloccato lo scorso dicembre, il 40 per cento andrà a non italiani. A rivelarlo è Il Tempo sulla base di un accesso agli atti fatto dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Fabrizio Santori.

“È intollerabile – tuona il consigliere dalle colonne del quotidiano romano – che una casa popolare su due vada ad uno straniero. È bastata una richiesta di accesso agli atti all’Assessorato al Patrimonio e alle Politiche abitative per scoprire l’ennesima beffa ai danni degli italiani”.

Quei ventidue alloggi assegnati a cittadini stranieri, per Santori, denotano una situazione “paradossale”: “Pensiamo a tanti padri separati, a persone che hanno perso il posto di lavoro e non possono permettersi un appartamento.

A quanti, pur avendo i requisiti necessari, sono superati dai cittadini stranieri nelle graduatorie. Il nostro Paese deve mettere gli italiani al primo posto, facendoli diventare la priorità nell’erogazione dei servizi e dell’assistenza”.

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