L’ULTIMA MANCIA ELETTORALE PD A PENSIONATI E STATALI…

La manovra a tenaglia del Pd di Matteo Renzi per consolidare il proprio consenso all’interno dello «zoccolo duro» di dipendenti pubblici e pensionati non conosce sosta.

Venerdì scorso il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha firmato il decreto che estende l’Ape social a quindici categorie di lavoratori che svolgono mansioni gravose e che potranno ritirarsi al compimento dei 63 anni anche nel 2019 e nel 2020 (quando scatterà l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni). Ieri, invece, il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, ha fatto filtrare tramite l’Ansa le linee guida per il rinnovo del contratto del contratto dei dirigenti pubblici.

In particolare, proprio alla vigila dell’appuntamento elettorale, Poletti ha dato il via all’unico benefit concesso dalla legge di Bilancio a coloro che aspirano a ritirarsi anticipatamente dal lavoro. In primo luogo alle undici categorie di lavori gravosi per i quali è possibile ricorrere all’Ape social sono state aggiunte altre quattro (marittimi, pescatori, agricoli e addetti a impianti siderurgici). Inoltre, come detto, il ricorso al prestito pensionistico garantito dallo Stato si potrà effettuare anche nei prossimi due anni a 63 anni e non a 63 anni e 5 mesi.

L’Ape social, infatti, vale per tutti coloro che hanno almeno 20 anni di contributi a 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dell’età pensionabile. L’effetto della norma è garantire a 49.800 persone l’uscita anticipata nel triennio. Questo trend proseguirà nel caso in cui il Pd vincesse le elezioni. Il programma presentato da Matteo Renzi, infatti, ha l’obiettivo di «allargare le condizioni per usufruire dell’Ape sociale».

Insomma, lo scardinamento della legge Fornero sarà parziale estendendo poco alla volta «salvaguardie» ed eccezioni varie. E forse non è un caso che il programma abbia «misticamente» ispirato il ministro Marianna Madia che ha pubblicato le linee guida per il rinnovo del contratto dei dirigenti seguendo il concetto «premiare comunque i tanti dipendenti pubblici di qualità attraverso misure di incentivazione».

Il principio fondativo del documento è «applicare aumenti progressivi alla quota che premia il merito» in modo che il trattamento accessorio collegato ai risultati rappresenti il 30% della retribuzione. Intanto, però, seguendo la falsariga del contratto dei dipendenti delle amministrazioni centrali, lo stipendio dei 156mila dirigenti pubblici salirà del 3,48% in modo da garantire un incremento di circa 120 euro. Paiono molto singolari due raccomandazioni: massima trasparenza e pubblicità degli incarichi e adozione di uno statuto per i «fuori ruolo» (dirigenti senza collocazione). Ma nel pubblico bisogna sempre mettere i puntini sulle «i»

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