PD E 5 STELLE SI SCAMBIANO IL CANDIDATO; È LA DIMOSTRAZIONE CHE UNO VALE L’ALTRO?

“Rivendico il diritto a cambiare idea”: così afferma, in un’intervista pubblicate martedì dal Corriere della Sera, Nicola Cecchi, fino a poco tempo fa iscritto al Pd e ora candidato del Movimento 5 stelle nel collegio uninominale 1 di Firenze per il Senato.

L’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che piddini e grillini sono fatti della stessa pasta, uno vale l’altro e votando dem o grillini poco cambia, tanto le idee sono esattamente le stesse: quello che cambia è l’involucro, ma nella sostanza non c’è alcuna differenza. Di Maio lo sapeva? “Lui non lo so – dice Cecchi – non gli ho mai parlato. Ma il parlamentare, non dico chi è, che mi ha chiesto di candidarmi, sì”.

Sul sostegno a Renzi, aggiunge: “Era un anno, un anno e mezzo fa. Allora la pensavo così, poi ho cambiato idea. Si può, no?”. Cosa non si fa per una candidatura, verrebbe da dire, ma poi basta riflettere sulle affinità tra Pd e M5s e risulta naturale il passaggio dall’uno all’altro…

Sul fatto che avesse sostenuto anche il Sì al referendum, si è limitato a commentare: “Se li conosci, poi li eviti”. Sul contributo che pensa di poter dare ai 5 Stelle in Parlamento, ha fatto sapere: “Ho fatto il presidente della Camera di commercio italo-cubana per cinque anni e ho vissuto qualche anno là. Ma ho lavorato anche in Regione. Spero di poter dare il mio contributo di competenza e di serietà”.

Dal canto suo, Di Maio ha difeso la candidatura di Checchi a Unomattina, replicando a una domanda sull’aver piazzato a Firenze l’ex Pd: “Non tratto come appestati quelli che hanno votato e conosciuto altre forze politiche. Abbiamo messo insieme le migliori risorse del Paese: campioni olimpionici, professionisti, docenti universitari, il medico che ha partecipato al primo impianto di cuore artificiale in Europa”.

Con Veri “c’è stato un imprevisto, spero di potermi avvalere delle sue competenze per il futuro”, ha spiegato, tentando di placare le polemiche sulla farsa delle finte ‘parlamentarie’: le candidature sono state in realtà calate dall’alto, fregandosene del volere degli iscritti.

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