QUEL “PARACADUTE” CHE ESISTE SOLO IN POLITICA

Nella vita di tutti i giorni il paracadute è un privilegio raro. Non è scontato, non te lo regalano e non ti viene voglia di pretenderlo o di sbandierarlo.

Questa, dicono, è l’era dell’incertezza. Ci sono voluti quattro o cinque lustri per convincere un paio di generazioni a cancellare le certezze dei padri: la vita è rischio, il posto fisso non è un diritto acquisito, le sconfitte fanno parte del gioco. Lo ripetono come un mantra psicologi e filosofi, lo gridano in tv i maestri del pensiero, lo sconta sulla pelle chi fa impresa ed è la prima regola di ogni start up innovativa: fallire non è peccato.

Poi arrivano gli ultimi giorni di gennaio e va in scena la fiera delle candidature. Ti aspetti dai politici il gusto della sfida, voto a voto, idea contro idea, o perlomeno di razzolare quello che predicano. Invece le uniche parole che rimbalzano nelle notti di liste e contrattazioni sono, appunto, «paracadute» proporzionale e «collegio sicuro».

È chiaro, molti candidati sono una retroguardia dello spirito della nazione. Neppure uno specchio, stanno un passo indietro. Ti aspetteresti il contrario da chi per età e carattere non dovrebbe aver paura di giocarsi il tutto per tutto. Una come Maria Elena Boschi, ma il discorso vale per tutti i partiti o per cittadini al di sopra di tutti i sospetti come Di Maio o Fico.

Invece tutti questi giovani rampanti finiscono per incarnare la schiatta dei paracadutati. Maria Elena, da citare come icona, non solo si rifugia nel collegio di Bolzano, ma si copre le spalle con una batteria di salvacondotti, vale a dire i listini proporzionali del Lazio (Guidonia-Velletri), della Lombardia (Cremona-Mantova) e in tre della Sicilia (Marsala, Enna, Ragusa).

È come andare alle Olimpiadi con la certezza matematica della medaglia d’oro o come aprire un negozio con i clienti costretti a comprare la merce per decreto legge. Qualcuno sperava nelle parlamentarie a Cinque Stelle, ma poi la nuova classe dirigente grillina ha rovinato tutto con l’uso puntuale e strategico della scolorina.

La vita fuori dai palazzi ti può offrire seconde possibilità, ma non dovrebbe premiare i paracadute. Se fallisci, paghi. Se hai le spalle larghe ti rialzi. Se vuoi il futuro devi rischiare. Ti viene in mente la frase di Fabio Basile, poco più di vent’anni e oro a Rio nel judo: «Mi hanno buttato in mezzo ai lupi e ne sono uscito capo branco». Nessuno lo ha candidato.

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